Notizie dal mondo
 
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Giuseppe Sisinni (del 03/10/2009 @ 20:41:52, in Ambiente, letto 7560 volte)
Samso, isola della DanimarcaGli abitanti di Samso, un'isola della Danimarca, hanno già visto il futuro che ha un vago odore di paglia.
Senza semafori e con poca illuminazione stradale, una sala cinematografica, poche auto in circolazione e ancor meno autobus, tranne che durante l'estate quando migliaia di turisti moltiplicano la popolazione che si aggira intorno alle quattro mila unità, questa è Samso.

Tuttavia Samso ha un primato: ha già completato un'esperimento che dura da dieci anni per verificare se l'isola può considerarsi autonoma dal punto di vista energetico. Gli isolani, grazie a generosi contributi provenienti dallo Stato, si sono industriati ad erigere turbine eoliche e ad installare

centrali termiche, che usano la paglia come combustibile, per riscaldare le loro solide case di mattoni, oltre a piazzare qua e là pannelli fotovoltaici per creare elettricità con la scarsa luce del sole che illumina l'isola.

Per gli esperti di energia, il calcolo energetico corretto è la densità di energia, cioè il totale di energia prodotta per ogni unità di superficie, che dovrebbe essere almeno di 2 watt per metro quadrato. Gli abitanti di Samso hanno raggiunto questo traguardo; ottenere lo stesso risultato nel Bronx, che ha le stesse dimensioni dell'isola, ovviamente sarà molto più difficile.

Liberamente tradotto da  "The New York Times"
Autore John Tagliabue
 
di Giuseppe Sisinni (del 10/09/2008 @ 19:22:16, in Ambiente, letto 1638 volte)
felci fossili
Fonte BBC News
Una serie di foreste fossilizzate delle dimensioni di piccole città hanno fornito le prove preistoriche della distruzione delle foreste tropicali a causa del riscaldamento globale.

I fossili ritrovati rappresentano la prima foresta pluviale cresciuta sul pianeta più di 300 milioni di anni fa, ma costituiscono anche una  finestra sul futuro della Amazzonia dei giorni nostri.

Sei foreste pietrificate, datate dai 303 ai 309 milioni di anni fa, sono state ritrovate in alcune miniere di carbone degli Stati Uniti. Poichè hanno attraversato un periodo di intenso riscaldamento globale, i ricercatori sono stati in grado di vedere gli effetti del cambiamento climatico su un antico paesaggio.

Una di queste foreste si estende per 10.000 ettari ed è la più grande finora ritrovata.

Howard Falcon-Lang, dell'Università di Bristol, ha detto che le foreste sono come congelate nel tempo e mostrano i cambiamenti nella struttura della corteccia degli alberi prima e dopo l'inizio del riscaldamento globale.

I fossili hanno evidenziato come è cambiato il paesaggio dell'Illinois e del Kentucky in quel periodo: inizialmente, 309 milioni di anni fa, era ricoperto da alberi dai fusti giganteschi e grandi felci, dopo 3 miliioni di anni, insediatosi il riscaldamento globale, il paesaggio era radicalmente modificato, dove al posto dei grandi alberi c'erano esclusivamente piccole felci.

Liberamente tradotto da "The Times"
Autore Lewis Smith
 
di Giuseppe Sisinni (del 31/08/2008 @ 21:05:19, in Ambiente, letto 1351 volte)
Coleambally, una piccola cittadina dell'Australia, mette in vendita se stessa, ma soprattutto la sua generosa fornitura di acqua per 3,5 miliardi di dollari.

Il prezzo comprende 600 miliardi di litri di acqua proveniente dal fiume Murrumbidgee, che scorre nel Nuovo Galles del Sud,  e la piccola cittadina abitata da 600 persone.

"Sto solo cercando di capire quanto sia serio il Governo con il suo programma di acquisto dell'acqua" ha detto Robert Black, presidente dell'Irrigation Area di Coleambally.

La provocazione si inserisce in quella corsa all'oro che è diventata la compravendita di acqua in Australia.

Robert Black ritiene che "l'attuale sistema di riacquisto dell'acqua non tiene conto degli effetti che tali vendite provocano sulla comunità circostante". Il prezzo di 3,5 miliardi di dollari comprende, sempre secondo Black, 1 miliardo di dollari per la popolazione, "per ogni persona che possiede una casa a Coleambally, perchè la casa perderebbe ogni valore se si vendesse tutta l'acqua".

L'Irrigation Area di cui Black è presidente copre una superficie di 79000 ettari, utilizzata da 364 agricoltori. L'acqua viene utilizzata per produrre riso, soia, mais, girasoli ma anche per i pascoli di ovini e bovini.

Negli ultimi 18 mesi la città ha dovuto vendere il 5% della sua acqua a varie agenzie governative e nei piani del governo si sta valutando la possibilità di acquistare acqua fuori dai confini nazionali.

Insomma, la proposta di Robert Black è quella di escludere la sua area dall'irrigazione favorendo così lo sviluppo di altre aree. Questa è anche l'ipotesi di alcuni scienziati coinvolti nel problema che consigliano il governo di prendere la difficile decisione di escludere dall'irrigazione alcune aree del paese a beneficio di altre.

Anche gli agricoltori di Coleambally concordano con la proposta di Black, specialmente da quando si sono accorti che la propria fattoria del valore di 1,5 milioni di dollari veniva valutata 4 milioni.

Liberamente tradotto da "The Australian"
Autore Asa Wahlquist
 
di Giuseppe Sisinni (del 26/07/2008 @ 19:51:49, in Ambiente, letto 1218 volte)
Le compagnie aeree sono responsabili del riscaldamento globale? Sicuramente. L'aviazione emette il 2 per cento delle emissioni di anidride carbonica in tutto il mondo, e il 3 per cento del totale di tutte le emissioni di gas serra:  i dati sono stati comunicati dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, l'organismo scientifico istituito dalle Nazioni Unite e dall'Organizzazione meteorologica mondiale e derivano dalla ricerca  sull'influenza dell'uomo nel riscaldamento globale.
E secondo alcuni scienziati,i gas ad effetto serra immessi in alta hanno un effetto superiore rispetto allo stesso gas rilasciato sul terreno.

Secondo l'International Air Transport Association, che rappresenta 230 compagnie aeree di tutto il mondo che sviluppano il 93 per cento del traffico di passeggeri, il trasporto aereo cresce, in media, del 5 per cento all'anno, e continuerà a crescere secondo questi ritmi almeno fino al 2011.
In tale contesto, l'industria del trasporto aereo da un lato tende a migliorare il rendimento del carburante, dall'altro è alla ricerca di carburanti alternativi.

Nel corso di una riunione a Ginevra nel mese di aprile, i costruttori di aerei e motori, i fornitori di carburanti, le
compagnie aeree e gli aeroporti hanno firmato una dichiarazione volontaria che li costringe a lavorare nella direzione di una  aviazione che non espelle biossido di carbonio in atmosfera.

Una nuova strada è quella di trovare un sostituto per il carburante degli aerei, il cherosene, che è un derivato del
petrolio greggio.
"Solo circa il 5 per cento di un barile di petrolio è idoneo a diventare carburante per il trasporto aereo commerciale", ha detto Bill Glover, amministratore delegato per la strategia ambientale di Boeing. "Invece, fino al 40 per cento di un barile di olio vegetale può essere convertito in combustibile per i jet. Quindi la chimica è più vicina a quello di cui abbiamo bisogno".

L'industria aeronautica ha fissato delle linee guida per quanto riguarda a ricerca di fonti di combustibile derivanti dal mondo vegetale.
"La biomassa non deve competere con la produzione alimentare in termini di utilizzo della terra e del mare", ha dichiarato Ross Walker, direttore del programma per i carburanti alternativi di Airbus. "Né deve competere con le attuali zone di assorbimento del carbonio, come le foreste pluviali o quelle temperate".

Alcuni combustibili di derivazione vegetale sono fuori dalla competizione: l'Etanolo non può essere utilizzato perché congela alle elevate altitudini, inoltre interagisce chimicamente con i materiali di alcune finiture degli aerei e, cosa più importante, è privo del necessario contenuto energetico.

Tra i possibili candidati a divenire combustibile per aerei ci sono le alghe, le halophytes, un gruppo di piante che crescono bene in terreni ad elevata salinità e la Jatropha curcas, un cespuglio nativo dell'America centrale che può crescere in terreni poveri di nutrienti. Alcuni paesi asiatici, tra cui l'India e il Myanmar, stanno già coltivando la Jatropha per produrre biodiesel.

Il nuovo carburante dovrà essere compatibile con i sistemi attuali, altrimenti la trasformazione risulterebbe eccessivamente onerosa e la trasformazione stessa genererebbe una nuova massiva emissione di CO2. "Le alghe si inserisono molto bene nel sistema attuale", è Milton Sommerfeld, professore all'Arizona University, a dirlo, "perchè da loro si può estrarre un olio molto simile a quello che si estrae con le coltivazioni terrestri".

L'industria aeronautica sta testando l'efficacia di vari combustibili. Quando viaggeremo su un jet alimentato ad alghe? Difficile dirlo.


Liberamente tradotto da "International Herald Tribune"
Autore Erica Gies
 
di Giuseppe Sisinni (del 17/07/2008 @ 12:02:34, in Ambiente, letto 841 volte)
In Italia comincia a fare presa mangiare cibi a km 0, cioè prodotti nelle immediate vicinanze. Finchè si tratta di una piccola cittadina l'affermazione km 0 è abbastanza vicina alla realtà. Ma quando parliamo di metropoli sconfinate come New York o Shangai, come reagireste se il cameriere o il fruttivendolo affermasse che i pomodori che avete nel piatto sono stati coltivati ad un paio di isolati di distanza? Magari a centinaia di metri di altezza?

Progetto di fattoria verticale

Non è un concetto nuovo quello delle "fattorie verticali" creato nel 1999 dal dott. Dickson Despommeier, docente della Columbia University, e dai suoi allievi. L'idea è quella di creare grattacieli verdeggianti che riescano a produrre cibo sufficiente per sostenere 50.000 persone e negli ultimi anni ha catturato l'attenzione di numerosi architetti, sia negli Stati Uniti sia in Europa. Il dott. Despommier, che tradotto dal francese vuol dire "degli alberi di mele", afferma che la sua idea è supportata dalle ricerche sulle colture idroponiche sviluppate dalla NASA, ricerche rese più flessibili dalle nuove tecnologie di sfruttamento delle energie rinnovabili come il sole, il vento e il riciclo delle acque.

Secondo il dott. Despommier nel 2050 circa l'80% della popolazione mondiale risiederà nei centri urbani e, seguendo il trend di crescita attuale, ci saranno 3 miliardi di persone in più sul pianeta. Per sfamare questa gente, usando i sistemi tradizionali di agricoltura, sarà necessario coltivare altri 10 miliardi di ettari che equivale all'intera superficie del Brasile.

Non mancano le obiezioni, soprattutto di tipo economico, ma c'è anche chi, come Scott Stringer presidente del Manhattan Borough, sta elaborando uno studio di fattibilità per costruire un prototipo di fattoria verticale.

Probabilmente, a breve, si aggiungerà una torre verdeggiante nella skyline di New York.
 
di Giuseppe Sisinni (del 08/07/2008 @ 19:50:33, in Ambiente, letto 1109 volte)
Con le sue alte fornaci e i rumorosi nastri trasportatori la Taiheiyo Cement's factory, una delle più importanti aziende nel settore della produzione del cemento, sembra un relitto della rivoluzione industriale. In realtà è un modello di moderna efficienza energentica in quanto produce energia elettrica dal calore generato per la produzione del cemento.

Questo impianto è solo un esempio dell'impegno del Giappone nella riduzione dell'utilizzo di energia messo in campo a partire dallo shock petrolifero degli anni '70 che aveva messo in ginocchio questo Paese così povero di risorse energetiche. Adesso con i prezzi del petrolio a livelli vertiginosi e con il mondo affetto dal riscaldamento globale il Giappone assume un ruolo di leadership nel settore del risparmio energetico.
Il premier giapponese Yasuo Fukuda in un pubblico intervento ha affermato "Una tecnologia superiore e lo spirito del popolo giapponese ad evitare gli sprechi hanno consegnato al Giappone la più efficiente struttura energetica del mondo". Il sistema giapponese è il frutto di trent'anni di sforzi in questa direzione: quando l'economia viaggiava a ritmi sostenuti, e ci si poteva permettere qualche spreco, in Giappone hanno investito somme molto importanti nel settore del risparmio energetico; solo il comparto dell'acciaio ha investito 45 miliardi di dollari per sviluppare una tecnologia del risparmio energetico. I risultati si possono ammirare nella baia di Tokio dove sono presenti le più importanti acciaierie. Una miriade di condutture d'acciaio serpeggiano tra le fornaci circondandole completamente; catturano il calore e i gas che in precedenza veniva rilasciati in atmosfera, mentre adesso vengono usati per generare il 90% dell'energia elettrica necessaria al funzionamento dell'impianto. Il risultato ambientale è lampante, ma quello economico non è da meno: con queste innovazioni si produce una tonnellata di acciaio usando il 35% in meno di energia.

Liberamente tradotto da "International Herald Tribune"
Autore Martin Fackler
 
Pagine: 1


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