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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 La presidenza svedese della Ue sottoporrà ai 27 paesi l'idea di una carbon tax europea. La carbon tax è una tassa sulle risorse energetiche che emettono biossido di carbonio nell'atmosfera. È un esempio di ecotassa, che è stata proposta dagli economisti come preferibile in quanto tassa un "male" anziché un "bene". ( fonte Wikipedia) Mentre diversi paesi lavorano già a normative nazionali per tassare l'energia da carbon fossile, il ministro svedese dell'Energia, Maud Olofsson, ha detto che il suo paese presenterà prossimamente una proposta in tal senso ai ministri delle Finanze dei 27. Il suo collega dell'Ambiente, Andreas Carlgren, ha indicato che si tratta di una misura molto promettente, che punterebbe ad aggredire il cambiamento climatico e in parallelo i deficit di bilancio. Molti paesi europei, dentro e fuori la Ue, hanno cominciato a riflettere su una normativa di questo tipo e gli Stati Uniti hanno lasciato intendere che potrebbero anche loro aderirvi. ( fonte Reuter) Una nuova tassa, che vede tutti i paesi d'accordo perchè punta ad aggredire da un lato il cambiamento climatico, e dall'altro i deficit di bilancio. Peccato che, come tutte le altre tasse sulla produzione, questa carbon tax si trasferirà pari pari al consumatore finale, che pagherà di più gli stessi prodotti ma senza avere un ambiente migliore. Un esempio per tutti: la tassa sui sacchetti di plastica; è stata introdotta con la motivazione che serviva a disincentivarne l'uso. La realtà, a distanza di decenni, è che i sacchetti di plastica sono dappertutto, i consumatori li hanno pagati e lo Stato continua ad incassare.
 I mercati azionari di tutto il mondo lo scorso anno possono essere andati male, ma ciò non ha impedito ai gestori di hedge fund di fare un bel mucchio di denaro. Infatti, secondo la ricerca condotta da Alpha Magazine, i primi 25 manager di hedge fund hanno accumulato 7500 miliardi di euro con una media di circa 300 milioni di euro ognuno. Che è il denaro sufficiente per costruire 30 ospedali, pagare lo stipendio di un anno a 300.000 infermiere o vaccinare ogni bambino povero per prevenire le cinque malattie più diffuse. Comunque, questa è la lista dei primi 10 e di come hanno guadagnato i loro milioni (miliardi in alcuni casi). I guadagni sono calcolati sommando, per ogni manager, i ricavi dalla loro attività manageriale e i rendimenti del proprio capitale investito. 1. James Simons, Renaissance Technologies Corp: 1,9 miliardi di euroSimons,nello scorso anno, ha generato un rendimento dell'80 per cento per gli investitori del suo ormai ventennale Medallion Fund. La sua esatta strategia di investimento è un mistero, ma egli dice che è basato su un trading a scambio rapido tra quasi tutti i mercati. Alpha Magazine dice che il suo fondo finanziario si basa su programmi informatici progettati da un esercito di più di 100 esperti. 2. John Paulson, Paulson & Co: 1,5 miliardi di euroPaulson è anche uno dei dieci che compongono la classifica dei vincitori dela crisi finanziaria. Continua a incrementare la sua fortuna con lo short selling di coperture di rischio collegate a obbligazioni. Tuttavia ha risentito anche lui della crisi immobiliare statunitense: il suo appartamento di duemila metri quadri a Southampton, New York, ha subito un deprezzamento di circa 4 milioni di euro. 3. John Arnold, Centaurus Energy: 1.1 miliadi di euroJohn Arnold, facendo trading sugli energetici, ha ottenuto un ritorno dell'80% lo scorso anno. Gestisce circa 4 miliardi di euro in assets e commercia principalmente gas naturale, usando features e altri derivati. 4. George Soros, Soros Fund Management: 840 milioni di euroSoros, con il suo fondo da 15 miliardi di euro, lo scorso anno ha ottenuto un profitto dell'8% 5. Raymond Dalio, Bridgewater Associates: 590 milioni di euroIl fondo Pure Alpha Strategy di proprietà di Raymond Dalio, con 30 miliardi di dollari da gestire, ha ottenuto un guadagno dell'8,7% lo scorso anno, facendo trading sulle valute. 6. Bruce Kovner, Caxton Associates: 480 milioni di euroBruce Kovner, che in passato faceva il tassista a New York, ha ottenuto un guadagno del 13% con il suo fondo da 3,2 miliardi di dollari. 7. David Shaw, D.E. Shaw & Co: 200 milioni di euroIl fondo D.E. Shaw & Co da 12 miliardi di dollari ha ottenuto un guadagno del 7% che è servito, per la maggior parte, a ripianare le perdite del suo cavallo di battaglia, multistrategy fund, in calo del 9% 8. Stanley Druckenmiller, Duquesne Capital Management: 190 milioni di euroDruckenmiller, lo scorso anno, è riuscito a guadagnare i suoi milioni riducendo le sue esposizioni di lungo e breve periodo e puntando su una ripresa del dollaro durante la scorsa estate. 9. David Harding, Winton Capital Management: 185 milioni di euroSecondo Alpha Magazine, David Harding ha cavalcato una serie di tendenze sia al rialzo sia al ribasso riguardanti bonds, equity e commodities 10. Alan Howard, Brevan Howard Asset Management: 185 milioni di euroIl fondo Multi Strategy di Howard ha ottenuto un guadagno del 21% nel 2008 Liberamente tradotto da Times OnLine
Che la crisi economica attanagli tutto il mondo è ormai assodato. Allo stesso tempo ogni Paese cerca di contrastarla con soluzioni più o meno originali, più o meno efficaci. La Cina usa i voucher per spronare i consumatori a spendere A partire da gennaio di ques'anno, più di un quinto dei cinque milioni di residenti nell'area di Hangzhou hanno ricevuto un voucher del valore di circa 30 dollari, spendibile nei negozi locali per poter acquistare qualsiasi tipo di bene o servizio. Ovviamente nessuno si aspetta che questa iniezione di denaro risollevi l'economia locale. La Cina prospera producendo articoli destinati ai consumatori stranieri. Il consumatore cinese è molto meno entusiasta di spendere; è condizionato dall'idea di risparmiare soldi per eventuali spese mediche o per la propria vecchiaia, tanto da mettere da parte più di un quarto delle proprie entrate. Il Primo Ministro Wen Jiabao ha dichiarato che la Cina deve fare della domanda interna il punto di partenza per stimolare la crescita economica, visto che l'export ha avuto un calo del 25,7% e non si riprenderà prima del prossimo anno. E il piano cinese prevede una spesa di 584 miliardi di dollari in infrastrutture, ma anche un aumento della spesa sociale con 123 miliardi dedicati alla creazione di un sistema sanitario generalizzato. Fonte Herald Tribune La Slovenia lancia un negozio per poveriGli sloveni colpiti dalla crisi economica si stanno radunando dinanzi a un nuovo negozio che vende prodotti alimentari di prima necessità e prodotti di bellezza a tutti coloro che sono in grado di dimostrare di essere poveri. Solo le persone che possono provare di guadagnare meno di 500 euro al mese possono fare acquisti in questo negozio, che vende prodotti basilari con uno sconto di circa il 70%. Coloro che intendono diventare clienti devono produrre un'autocertificazione che provi lo stato di indigenza per ottenere una carta speciale. Per evitare che gli acquirenti possano rivendere i prodotti comprati, c'è un limite di acquisto di 60 euro. Fonte Reuters
 Il "dottor Doom", dottor rovina, come è stato soprannominato il professore di economia alla New York University Nouriel Roubini, già il 7 settembre del 2006 aveva previsto nei minimi dettagli tutte le fasi di questa crisi finanziaria. Nei mesi a venire aveva avvertito, parlando in un convegno del Fondo Monetario Internazionale, che gli Stati Uniti erano di fronte ad un deprezzamento degli immobili, ad uno shock petrolifero, ad un rapido calo di fiducia dei consumatori e, infine, una profonda recessione. In quell'occasione aveva snocciolato una deprimente sequenza di eventi: i proprietari di casa impossibilitati a pagare le rate dei propri mutui, migliaia di miliardi di dollari a garanzia dei mutui sparsi per il mondo e l'intero sistema finanziario globale bloccato. Gli sviluppi di queste situazioni avrebbero paralizzato o distrutto gli hedge fund, le banche d'affari ma anche le più grandi istituzioni finanziarie come Fannie Mae e Freddie Mac. Ovviamente il pubblico rimase scettico e il moderatore, appena Roubini abbandono la sua postazione da oratore, affermò: "Penso che dopo tutto ciò avremo bisogno di un drink abbastanza forte", scatenando l'ilarità dei presenti. Non senza ragione. A quell'epoca, la disoccupazione e l'inflazione erano a bassi livelli, e l'economia, seppur leggermente, continuava a crescere nonostante la corsa al rialzo del prezzo del petrolio. Inoltre, Roubini era noto per il suo pessimismo perenne e la sua predizione non faceva uso di modelli matematici; ciò portò a rigettare le sue intuizioni perchè proveninavano da un pessimista di carriera. Tuttavia Roubini si vendicò abbastanza presto. L'anno successivo gli istituti che piazzavano mutui subprime cominciarono ad andare in bancarotta, gli hedge fund cominciarono a scendere, i mercati a precipitare. C'era anche un calo dell'occupazione, del valore del dollaro, e una crescente senzazione di panico nei mercati finanziari. Intervenne la Federal Reserve con il suo piano di salvataggio, compiendo il primo di una serie di interventi economici poco ortodossi, compreso il taglio di mezzo punto sul tasso di sconto ufficiale e comprando decine di miliardi di dollari in garanzie dei mutui. Quando Roubini torno a parlare al Fondo Monetario Internazionale, nel settembre del 2007, predisse una crescente crisi di liquidità che avrebbe infettato ogni settore finanziario. Questa volta nessuno rise. Se la prima volta era stato giudicato come un matto, dopo un anno era diventato un profeta. Roubini, che ha 50 anni, è nato ad Istanbul, si è trasferito con la sua famiglia a Teheran all'età di due anni, successivamente a Tel Aviv ed infine in ITalia, dove è cresciuto ha studiato e si è laureato all'Università Bocconi di Milano. Successivamente si è trasferito negli Stati Uniti, dove ha frequentato un dottorato in economia internazionale ad Harvard. Per il prossimo futuro quali sviluppi economici vede Roubini? A questa domanda risponde "Siamo in recessione, e negarlo è un non senso". Da mesi predice che gli Stati Uniti soffriranno per un anno e mezzo circa una recessione di pari grado a quella generata dalla "Grande depressione". Secondo lui, tecnicamente, ci sarà una ripresa verso la fine del prossimo anno, ma la perdita di posti di lavoro e il fallimento di aziende continueranno per anni. Secondo Roubini, alla fine di questa crisi ci sarà una nazione differente, riferendosi agli Stati Uniti, che occuperà una diversa posizione nel mondo. "Questa crisi potrebbe essere l'inizio della fine dell'Impero americano". Liberamente tradotto da "The New York Times"Autore Stephen Mihm
 Questa crisi finanziaria globale non solo ha messo alla prova le istituzioni creditizie, gli opearatori borsistici e, ovviamente, la tenuta psicologica degli investitori. La crisi, ha anche messo sotto la lente di un microscopio l'idea di unità dell'Europa, microscopio con il quale i critici hanno trovato più di quanto si aspettassero. Mezzo secolo fa, l'Unione Europea nacque sull'ideale di una stretta collaborazione tra i Paesi che uscivano distrutti dalla guerra. Dal momento dell'adozione formale dell'Euro come moneta unica, i leader europei hanno promesso una stretta coordinazione delle politiche finanziarie e hanno promosso nuovi passi per una integrazione politica. Nicolas Sarkozy, presidente francese, parlando su come affrontare la tempesta finanziaria, ha dichiarato: "È cruciale per l'esistenza stessa dell'Europa che si risponda con una sola voce". Ma dopo che la crisi si è diffusa in tutto il mondo, alcune delle 27 nazioni che compongono l'Unione Europea hanno rotto i ranghi, optando per un bruttissimo andamento sparso al fine di tutelare i propri interessi politici e proteggere le banche del proprio paese. Il recente incontro tra i ministri delle finanze dei paesi membri ha messo in evidenza le virtù, ma soprattutto i difetti dell'Unione. I ministri hanno concordato di portare il livello minimo delle garanzie per i depositi bancari, portandolo a 50.000 euro, esattamente la metà di quanto auspicato da alcuni stati membri. Davvero un misero risultato secondo Irwin Collier, professore di Economia alla Free University di Berlino. Il disordine di questi giorni ha riportato alla luce dolorose memorie: il rifiuto dell'Irlanda di ratificare il Trattato di Lisbona del giugno scorso o la spaccatura tra gli Stati Europei di cinque anni fa, dopo che gli Stati Uniti avevano iniziato la guerra all'Iraq. Ma anche due mesi fa differenze di vedute sono venute a galla, quando la Russia ha invaso la Georgia, specialmente tra la Germania e gli Stati dell'Est europeo. Nel tentativo di limitare i danni della crisi finanziaria mondiale, l'Irlanda è sta la prima a rompere i ranghi, agendo unilateralmente il 30 settembre scorso, dichiarando che avrebbe garantito i depositi e i debiti dei sei più grandi istituti finanziari locali, approccio solitario che è stato deprecato a Brussel. Evidentemente avevano paura che i risprmiatori del continente avrebbero potuto trascinare le banche irlandesi in una corsa alla destabilizzazione. La Germania ha ufficialmente rigettato la proposta avanzata della Francia per costituire un fondo comune europeo da destinare al salvataggio finanziario, sulla falsa riga di quello degli Stati Uniti. Questa crisi finanziaria ha incoraggiato l'atteggiamento critico dei tedeschi nei confronti del modello di capitalismo anglosassone, che non intendono pagare per un problema che è cominciato altrove. Tuttavia, anche la Germania ha promesso, sempre unilateralmente, che avrebbe garantito i depositi nel proprio sistema bancario, al fine di calmare i risparmiatori locali. "La fiducia è la moneta più importante nei mercati finanziari", ha affermato il Cancelliere tedesco Angela Merkel. A Brussel l'atmosfera è angosciata per le risposte disordinate alla crisi finanziaria ma anche per la sensazione che le critiche ricevute siano ingiuste. Senza un sistema di regolamentazione delle banche valido su tutto il territorio dell'Unione e una politica fiscale comune, qualsiasi reazione alla crisi sarà inevitabilmente a carattere nazionale. "Io credo che gli eventi hanno dimostrato che nessun paese è immune alla crisi", ha dichiarato Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea. "Spero di persuadere gli scettici dei benefici di un'azione congiunta di tutta l'Unione Europea". Liberamente tradotto da "The New York Times"Autori Nicholas Kulish e Graham Bowley
 Il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta ha fatto il miracolo, quindi si può, si deve, considerarlo santo. Anzi, si è autoproclamato santo in un'intervista a Domenica In. Parlando della situazione assenteismo nella pubblica amministrazione ha affermato: "Siamo più verso il 50% delle assenze in meno rispetto al settembre del 2007 che verso il 40%". E alla domanda di Massimo Giletti: "È un miracolo?" Brunetta ha risposto: "Son diventato taumaturgo, son diventato San Brunetta". Via AdnKronos
Microsoft non sta lavorando alla produzione di un suo cellulare, lo ha dichiarato Steve Ballmer, amministratore delegato del colosso dell'informatica.
Non solo non intende produrre un suo cellulare, ma continuerà a far pagare le licenze per l'utilizzo del suo sitema operativo mobile, contrariamente a Google, e alla sua tecnologia gratuita Android, e a NOkia che intende rilevare Symbian o di produrre un suo software gratuito.
La quota di mercato di Microsoft nei sistemi operativi per smart phone è del 10 per cento circa, ed è ancorata a questo livello da molti anni, nonostante gli sforzi per guadagnare ulteriori fette di mercato.
Secondo Strategy Analytics, Microsoft addebita da 8 a 15 dollari per ogni telefonino che usa il suo sistema operativo e continuerà su questa strada, lo ha affermato Ballmer che ha aggiunto: "È interessante chiedersi perché Google o Nokia, e Google in particolare, dovrebbero investire tanti soldi e provare a fare davvero un buon lavoro se non fanno soldi. Penso che gran parte degli operatori e delle società di telecomunicazioni sono scettiche su Google".
Facendo pagare le licenze dei sistemi operativi per smart phone, Microsoft è convinta che l'utenza sia contenta perchè così sono chiare le motivazioni del produttore, mentre almeno per Google non è chiaro il perchè del lancio di un software gratuito, o meglio lo si intuisce: Google sta tentando di promuovere la navigazione itnernet sui cellulari e l'uso dei loro servizi come e-mail e motore di ricerca per guadagnare con la pubblicità. Nel caso di NOkia è presto per capire quali sono le loro intenzioni.
L'Amministratore delegato Steve Ballmer ha concluso che non vi è alcuna ragione per aspettarsi che Microsoft entri nel mercato della produzione di telefonini, come alcuni analisti prevedono.
Via Reuters
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| Veduta di Montecarlo |
Mentre in molte parti del mondo si assiste ad una precipitosa caduta dei prezzi degli immobili, i super ricchi sono in controtendenza: acquistano case a prezzi sbalorditivi per i comuni mortali, ovviamente in posti esclusivi. Di seguito la classifica delle 10 strade del mondo dove costa di più acquistare un immobile. 1 Avenue Princess Grace, Monaco (€ 120.000 per metro quadro) La spiaggia che costeggia è piena di ciottoli, e non si può essere sicuri di avere la vista sul mare dall'appartamento, ma possedere una casa in Avenue Princess Grace significa vivere, probabilmente nel quartire più esclusivo di tutto il mondo. Questa strada, costeggiata da filari di palme, che porta il nome di Grace Kelly, moglie del principe Ranieri III, è al primo posto nella classifica delle strade più costose al mondo pubblicato all'inizio di questo mese dal Wealth Bulletin. Un appartamento in questa strada del principato può passare di mano per 26 milioni di euro. 2 Severn Road, Hong Kong (€ 80.000 per metro quadro) Victoria Peak, sull'isola di Hong Kong, è il posto dove i ricchi e i potenti della Cina hanno la loro multimilionaria residenza con vista sul porto. Al numero 23 di Severn Road c'è una casa tra le più costose del mondo, valutata circa 85 milioni di euro nel 1997; più recentemente, un miliardario dell'entroterra cinese ha acquistato un appartamento di 300 mq su questa strada per 25 milioni di euro. 3 Fifth Avenue, New York (€ 53.000 per metro quadro) Grazie ai palazzi storici e agli eleganti appartamenti, l'élite dell'Upper East Side è ancora dove i ricchi vogliono stare: l'attrice Jessica Lange e la cantante Diana Ross risiedono in questa strada. Molti edifici sono cooperative, si partecipa alla proprietà che viene data in affitto, perciò sono molto selettivi. Risiedere nella Fifth Avenue è come entrare a far parte di un club esclusivo. Al numero 857 Fifth Avenue, un appartamento di 350 metri quadri con tre camere da letto e vista sul Central Park, è in vendita per 12 milioni di euro. 4 Kensington Palace Gardens, Londra (€ 51.000 per metro quadro) "È il posto più ricercato a Londra", spiega Tim Wright, un partner di Knight Frank's Kensington, che ha una lista d'attesa di 20 persone che cercano disperatamente di acquistare immobili in questa strada e che provengono principalmente dalla Russia, dall'India e dal Medio Oriente. "È di proprietà della Corona britannica, ci sono porte di sicurezza su ciascuna estremità, e le case sono grandi e staccate le une dalle altre." In questa strada risiedono personaggi tra i più ricchi del mondo: quattro anni fa, Lakshmi Mittal, l'uomo più ricco della Gran Bretagna, ha pagato 70 milioni di euro per acquistare il palazzetto di 12 camere di Bernie Eccleston, patron della Formula Uno, e ha fissato un nuovo record all'inizio di quest'anno quando ha comprato altre due case da miliardari, per 142 milioni e per 85 milioni di euro. 5 Avenue Montaigne, Parigi (€ 35.000 per metro quadro) Situata nell'8° arrondissement è la centrale dello shopping a Parigi, con le sue boutique di alta moda e profumerie. Su Rue du Boccador, appena fuori dalla strada, un appartamento con due camere da letto di 170 metri quadri è in vendita per 4 milioni di euro. 6 Ostozhenka, Mosca (€ 26.500 per metro quadro) In Russia i prezzi sono aumentati del 50% nello scorso anno. Molti appartamenti di quest'area esclusiva, edifici in stile classico, hanno vista sul Cremlino. Per acquistare un appartamento di 150 metri quadri sono necessari 4 milioni di euro. 7 Via Suvretta, St Mortiz (€ 25.000 al metro quadro) Sulla tortuosa Via Suvretta, appena fuori dalla città principale, "solo poche proprietà vengono scambiate in un anno, e anche vecchi chalet che hanno bisogno di essere ristrutturati raggiungono i 50 milioni di euro. Il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha una casa in questa strada. Una villa con sei camere da letto in via Marguns, adiacente a via Suvretta, è in vendita per 15 milioni di euro. 8 Carolwood Drive, Beverly Hills (€ 19.500 per metro quadro) Star del cinema, tra cui Gregory Peck e Marilyn Monroe, hanno avuto case di proprietà in questa strada, tra alcuni dei più sontuosi palazzi in California. Al numero 350, Fleur de Lys, un palazzo con 12 camere da letto sul modello di Versailles, è in vendita per 83 milioni di euro. 9 Wolseley Road, Sydney (€ 18.800 per metro quadro) Le case in Wolseley Road, sulla penisola Point Piper, hanno un prezzo medio di 7 milioni di euro. All'inizio di quest'anno una casa con vista sull'Opera House ha segnato il record di casa più costosa d'Australia, quando è stata venduta per 21 milioni di euro. A numero 97 di Wolseley Road, è in vendita un appartamento con tre camere da letto e una spettacolare vista sul porto, per 9 milioni di euro. 10 Altamount Road, Mumbai (€ 16.800 per metro quadro) Nella capitale finanziaria dell'India, questa strada, una volta punteggiata di bungalow in stile coloniale, è ora caratterizzata dai grattacieli. I produttori cinematografici del paese, comprese le stelle di Bollywood, vivono qui. Mukesh Ambani, l'uomo più ricco dell'India, sta costruendo un edificio di 27 piani del costo di 1.200 milioni di euro. Liberamente tradotto da "The Times" Autore Emma Wells
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| Fonte: stock.xchng |
In Russia ci sono quasi 100 milioni di acri di terra agricola lasciata incolta in una delle aree più fertili; terra che potrebbe sfamare milioni di persone. Questo non è uno scenario da fine del mondo, è una realtà russa. Nel momento in cui i prezzi dei prodotti alimentari sono causa di fame e povertà per milioni di persone in tutto il mondo, potrebbe sembrare un comportamento criminale. Ma tali prezzi elevati potrebbero indurre a coltivare nuovamente la terra e portare, ancora una volta, cibo per tutti i mercati del mondo. Due agricoltori britannici del Nottinghamshire si sono trasferiti in una regione nel sud della Russia, denominata "chernozem" (terra nera), per trasformare terreni abbandonati in rigogliosi campi di grano. Introducendo moderni metodi di coltivazione, hanno ottenuto una produzione maggiore di quasi tre volte rispetto a quella degli agricoltori locali. Ampliando questo tipo di coltivazione su tutto il territorio russo, e senza toccare alcun terreno vergine, la Russia potrebbe approvvigionare il mondo fino a un massimo di 300m di tonnellate di cereali all'anno, il che la renderebbe il terzo più grande produttore di cereali dietro Cina e America. Nel 2002 Richard Willows, un commerciante di cereali, e Colin Hinchley, un agricoltore, sono arrivati in Russia e hanno acquistato nella regione di Penza terreni che non erano mai stati coltivati. Hanno impiantato la loro azienda, Heartlands Farm, ed hanno iniziato ad applicare le più moderne tecniche di coltivazione utilizzando anche le loro apparecchiature hi-tech. I risultati sono stati sbalorditivi, tanto da far strabuzzare gli occhi non solo a loro, ma anche alle autorità locali. Colin Hinchley qui ha un'azienda agricola di 67.000 acri (un acro equivale a circa 4000 metri quadri, n.d.t.) e, camminando in uno dei suoi verdi campi di grano ondeggiante, ci ha spiegato come è giunto a questo risultato.
"Questa terra si era trasformata in una macchia. Non era stata coltivata per otto o nove anni, quindi abbiamo dovuto tagliare via la vegetazione spontanea, l'erba e tutti gli alberi, e cominciare il processo di coltivazione". "Il terreno è molto buono e consistente, tanto da essere considerato uno dei migliori terreni di coltura nel mondo. Questo campo è la dimensione di una media azienda in Inghilterra. Finora siamo riusciti a raddoppiare la resa, ma quest'anno ci aspettiamo tre volte un normale rendimento russo: circa sei tonnellate per ettaro." Molti altri giganti del settore agroalimentare hanno seguito l'esempio di Heartlands. E non soltanto gli stranieri, ma anche i russi, hanno capito che si può guadagnare tanto denaro non solo trivellandola la terra, ma anche coltivandola. Liberamente tradotto da "BBC News" Autore Daniel Fisher
 È ufficiale ed ha anche il benestare della Commissione Europea. Porsche ha acquisito la maggioranza del gruppo Volkswagen. Mancava solo l'approvazione dell'antitrust Ue che ha deliberato che la transazione non ostacola la concorrenza all'interno dello spazio economico europeo. Porsche era già l'azionista di maggioranza del gruppo Volkswagen ed in giugno aveva acquistato un altro 4,92% portado la sua quota fino ad oltre il 35%. A questo punto era d'obbligo l'intervento dell'antitrust; ottenuto il parere favorevole ora Porsche può completare la scalata a Volskwagen. Può sembrare strano che un piccolo costruttore di autovetture, seppur prestigiose, riesca ad acquisire il controllo di un colosso come Volskwagen. Ma c'è da tener conto dell'alto margine di profitto che Porsche ha nella vendita delle sue vetture, in particolar modo la Porsche Cayenne. Con tanta liquidità a disposizione in Porsche hanno pensato bene di dedicarsi alla finanza e di acquisire, gradatamente uno dei più grandi produttori di automobili. Operazione riuscita in pieno. E adesso ci si chiede quando la Ferrari farà un passo simile?
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