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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Giuseppe Sisinni (del 01/05/2009 @ 10:29:05, in Salute, letto 1746 volte)
pillow faceI volti celebri seguono una nuova tendenza, quella del pillow face. Dimentica il vecchio viso stirato, praticamente pietrificato, dal lifting, questo si faceva negli anni scorsi.
Il look più alla moda, quest'anno, prevede la pillow face, cioè una faccia a cuscinetti che presenta zigomi prominenti, l'area sotto gli occhi liscia e piatta ed una fronte, non solo liscia grazie al botulino, ma anche curva e imbottita.

I volti di Madonna, Nicole Kidman, Kylie, Michelle Pfeiffer, Meg Ryan and Liz Hurley sembrano essere stati sottoposti al pillow face. Anche la first lady francese, Carla Bruni, ostenta guance gonfie che per qualche maligno sono innaturali per una 42enne così magra.
Anche qualche maschietto non riesce a resistere alla tentazione del pillow face. L'attore Rupert Everett, 49 anni, è recentemente apparso in TV con due nuove guanciotte da criceto.

Sebbene molte celebrità amino vantarsi di riuscire a mantenersi in forma bevendo tanta acqua e praticando interminabili sedute di yoga, non c'è dubbio che facciano ricorso a trattamenti non chirurgici, in particolare ai filler artificiali che permettono di ottenere un viso paffuto e liscio.

I vecchi lifting erano basati sull'idea che la pelle che cede invecchia il viso, così i chirurghi tiravano l'epidermide per regalare un aspetto più giovane alle pazienti. Ma un altro aspetto importante dell'invecchiamento è la perdita di volume e pienezza sotto la pelle.

In uno studio del 2007 un chirurgo plastico di Dallas (Usa) rivelò che con l'età perdiamo grasso vitale sul viso.
Prima sparisce quello intorno agli occhi, poi quello sugli zigomi, quindi intorno alla bocca e sotto le linee naso-bocca e, infine, sulla fronte e sui lati del viso.

"La proporzione ideale di un volto femminile giovane è un triangolo rovesciato, con guance piene e fronte polposa, che culmina in un viso a forma di cuore", assicura Michael Prager, chirurgo londinese specializzato in trattamenti anti-età iniettabili. "Quando invecchiamo, accade il contrario: perdiamo le nostre guance polpose e accumuliamo volume intorno al mento e al collo. In un viso giovane la pienezza è negli zigomi, come accade alla Pocahontas della Disney, mentre invecchiando si concentra sul mento, come in Shrek". La perdita di questo grasso può iniziare già verso la fine dei 20 anni, dipende dallo stile di vita. Ma è dai 30 che lo svuotamento delle guance inizia a farsi evidente, specialmente nelle persone che fanno molte diete e troppo sport, proprio come le celebrità.

Questo studio ha dato la scossa all'industria della bellezza e sul mercato si sono moltiplicati i filler iniettabili: i più popolari, come i leader del mercato Restylane, Voluma, Juvederm, Hydrafill e il marchio francese Surgiderm, sono a base di acido ialuronico che è normalmente presente nella pelle. Si tratta di interventi temporanei, che durano un anno e sono perfettamente reversibili. Questi filler riescono a regalare alle donne l'illusione dell'eterna giovinezza modellando loro guance tonde da bimba. Non solo: con il trattamento gonfia-zigomi la pelle sul mento si rialza automaticamente e le linee naso-bocca spariscono.

Ma la cosa più seducente di questi trattamenti sembra essere la possibilità di poter dire, in completa onestà, di non essersi sottoposti ad alcun trattamento di chirurgia plastica.

Liberamente tradotto da "Daily Mail"
Autore Leah Hardy
 
di Giuseppe Sisinni (del 01/08/2008 @ 17:31:00, in Salute, letto 1943 volte)
L'esercizio muscolare aumenta la resistenza fisica alla fatica
Fitness - fonte: stock.exhange
Si può godere dei benefici dell'esercizio fisico senza sottoporsi ad ore di fatica?

In un prossimo futuro la risposta potrebbe essere sì: basterà prendere una pillola che inganna i muscoli convincendoli che hanno lavorato furiosamente.

I ricercatori del "Salk Institute" hanno trovato due farmaci che fanno meraviglie sui topi, migliorando la loro resistenza negli sforzi atletici.

Un farmaco, noto come Aicar, ha aumentato la resistenza del topo a camminare sulla classica ruota del 44 per cento dopo solo quattro settimane di trattamento.

Un secondo farmaco, denominato GW1516, ha aumentato la resistenza dei topi di un 75 per cento, ma ha dovuto essere combinato con l'esercizio fisico per avere effetto.

I risultati, ha detto Ronald Evans, leader del gruppo Salk, fanno pensare che si otterranno gli stessi effetti con gli esseri umani, perchè il controllo del tono muscolare ha la stessa base di geni dei topi.

Se questi farmaci confermeranno i risultati e si dimostreranno sicuri, potrebbero essere molto utili in una vasta gamma di situazioni.

Innanzitutto potrebbero aiutare le persone che sono troppo fragili per praticare esercizio fisico e anche quei soggetti con problemi di salute come il diabete che migliorano con l'esercizio muscolare.

Ovviamente questo farmaco sarebbe molto appetibile agli atleti che cercherebbero di migliorare le loro prestazioni.

Grazie ai fondi del "Howard Hughes Medical Institute", Evans ha elaborato un test per rilevare se un atleta ha fatto uso del farmaco, e lo ha reso disponibile all'Agenzia mondiale anti-doping, che prepara un elenco di sostanze proibite per il Comitato olimpico internazionale.

I funzionari dell'anti-doping confermano la collaborazione con Evans, ma non possono dire con certezza quando il test sarà messo in pratica.

Il dottor Johan Auwerx, specialista in malattie metaboliche presso l'Università Louis Pasteur di Strasburgo, in Francia, ha dichiarato che il risultato con il farmaco Aicar "sembra piuttosto buono e potrebbe essere molto utile nel trattamento del diabete e dell'obesità. Il fatto che sia possibile mimare l'esercizio muscolare è un grande vantaggio perché la dieta e l'esercizio fisico sono i pilastri di trattamento del diabete".

L'idea di una seduta di allenamento racchiusa in una pillola è troppo bella per essere vera, ma Evans ha notevoli credenziali di ricerca, tra cui il premio Lasker, che spesso è un'anticipazione del Premio Nobel.

Egli è un esperto su come gli ormoni lavorano nelle celle e su un potente controllo gene-proteina chiamato PPAR-delta, che ordina alle cellule adipose di bruciare i grassi.
Quattro anni fa ha scoperto che il PPAR-delta svolge un ruolo diverso nel muscolo.
Esistono due forme principali di fibre muscolari.
Le fibre di tipo 1 hanno un copioso numero di mitocondri, gli organelli che generano l'energia nella cellula, e sono quindi resistenti alla fatica.
Le fibre di tipo 2 hanno un minor numero di mitocondri e si stancano facilmente.
Gli atleti hanno molte fibre muscolari di tipo 1, mentre le persone con obesità e diabete hanno poche fibre di tipo 1 e molte di più del tipo 2.

Evans and his team found that PPAR-delta remodels the muscle, producing more of the high endurance type of fiber.

Evans ha scoperto che il controllo PPAR-delta rimodella i muscoli, facendo produrre più fibre del tipo 1 ad alta resistenza alla fatica. Quindi con tecniche di ingegneria genetica ha selezionato un ceppo di topi con muscoli che producono una quantità maggiore di PPAR-delta. Questi topi hanno più fibre muscolari di tipo 1 e riescono a correre il doppio dei topi normali prima di crollare per la fatica.

Non potendo fare ingegneria genetica sull'uomo, Evans si è messo alla ricerca di un farmaco che potesse interagire con il controllo PPAR-delta. Ne sono scaturiti l'Aicar, già conosciuto dl 1994 ed utilizzato per altri scopi e il GW1516.
L'Aicar funziona perchè simula un sottoprodotto del metabolismo energetico che segnala alla cellula un consumo eccessivo di energia e che necessita di più fibre muscolari per sostenere lo sforzo.
Il GW1516 attiva il PPAR-delta che però sembra agire solo su un set di geni, mentre l'esercizio fisico ne attiva deglia altri; ma tutti questi geni sono necessari per avere una maggiore resistenza musclare alla fatica.


Liberamente tradotto da "International Herald Tribune"
Autore Nicholas Wade
 
di Giuseppe Sisinni (del 28/07/2008 @ 18:43:07, in Salute, letto 724 volte)
Obesità
Foto Creative Commons
Alan Johnson, ministro della Salute in Gran Bretagna, ha ragione quando ha chiesto un movimento nazionale contro l'obesità durante il suo discorso al Fabian Society.
Per avere una qualche speranza di arginare la marea di persone in sovrappeso e obesi, si ha bisogno di un approccio sociale che coinvolga tutti a diventare parte della soluzione.

In precedenza aveva concordato con l'Associazione dei pubblicitari, un pacchetto pubblicitario del valore di 200 milioni di sterline (in più di quattro anni), per incorporare messaggi legati alla salute in alcuni spot; la speranza è quella di rimettersi in forma in tempo per sedersi e guardare le Olimpiadi del 2012.

Sembra così facile, però mi chiedo perché nessuno ci ha mai pensato prima.

"Quando il governo ha annunciato che avrebbe speso 75 milioni di sterline per una campagna pubblicitaria anti-obesità, il direttore generale dell'Istituto di operatori del settore nella pubblicità, Hamish Pringle, confidava con franchezza un po' allarmante al New York Times: "Se si mostra solo la pubblicità e poi ci si dimentica del problema, la campgna avrà effetto zero. Se vediamo l'obesità come un problema della società, potrebbe volerci un decennio prima di ottenere risultati apprezzabili".

Hamish Pringle è nel giusto.
L'obesità è un problema sociale che richiede a tutti noi di essere coinvolti in soluzioni a lungo termine che non comportano modifiche sostanziali del proprio comportamento, modifiche già segnalate dal governo nella Relazione sulla obesità lo scorso anno. Ma se l'unica cosa che si fa effettivamente è una campagna pubblicitaria in TV, tra l'altro con la concorrenza dei Giochi olimpici, l'unico a perdere perso sarà il bilancio pubblico.

Sappiamo che ciò che normalmente funziona è ciò che prova dolore: ad esempio una penalità per non usare la cintura di sicurezza o per fumare dove non è permesso; ma sappiamo anche che cosa non funziona.
Nessuno dei professionisti della salute pubblica da me intervistati ricordava di una campagna anti-obesità lanciata dalla BBC circa 10 anni prima. Eppure è stata la più grande campagna per promuovere l'attività fisica, campagna che ha raggiunto più di 32 milioni di telespettatori. Ma sovrappeso e obesità hanno continuato a crescere.

In questo momento il "peso della nazione" (riferito alla Gran Bretagna, n.d.t.) è in media 27,5 come Indice di Massa Corporea. Ciò significa che circa la metà della popolazione adulta è sulla buona strada per diventare obesa e anticipare le previsoni del ministero della Salute che prevede il 50% di obesi nel 2050.

Si dovrebbero modificare i cibi, ma questo è un grosso problema. Uno studio europeo sull'industria alimentare ha evidenziato come molte industrie del settore si rifiutano di tagliare grassi, zucchero e sale dai loro alimenti.

Anche trasformare l'ambiente è un problema.

I luoghi pubblici devono essere più idonei alle passeggiate e devon consentire a tutti di essere più attivi. Un minor numero di automobili, meno inquinamento, più spazi verdi aiuterebbero certamente.

Siamo tutti coinvolti a diventare parte della soluzione, in particolare con la sfida per ridurre l'obesità infantile.

Liberamente tradotto da "Guardian"
Autore Neville Rigby
 
di Giuseppe Sisinni (del 25/07/2008 @ 17:28:26, in Salute, letto 467 volte)
Il capo di un importante istituto di ricerca sul cancro ha emesso un avvertimento senza precedenti ai suoi docenti e a tutto il personale: limitare l'uso del cellulare per possibile rischio di cancro.
 
L'avvertimento, diramato dal dottor Ronald Herberman, direttore dell'Istituto di Ricerca sul cancro dell'Università di Pittsburgh, è in contrasto con numerosi studi che non hanno trovato un legame tra cancro al cervello e uso del cellulare e con la mancanza di una segnalazione ufficiale da parte della Food and Drug Administration.

Herberman afferma che basa il suo allarme su recenti dati non ancora pubblicati, e che la scienza richiede troppo tempo per fornire risposte certe mentre la gente dovrebbe attivarsi subito, in particolare per quanto riguarda i bambini.

"La mia preoccupazione è che non dobbiamo aspettare la publicazione di uno studio  definitivo, meglio un errore per eccessiva prudenza, piuttosto che rammaricarsi più tardi" ha detto Herberman.

Nessun altro grande accademico degli istituti di ricerca sul cancro ha diffuso simili allarmi sull'uso del cellulare. Ma Herberman si dice certo del consiglio che da soprattutto ai genitori. Nella nota che egli ha inviato ai circa 3000 docenti egli afferma che i bambini dovrebbero utilizzare il cellulare solo per le situazioni di emergenza perché il loro cervello è ancora in via di sviluppo.

Identico avvertimento era stato diramato in precedenza dalle autorità competenti di Gran Bretagna, Francia e India.

Liberamente tradotto da "International Herald Tribune"
Autore Associated Press
 
di Giuseppe Sisinni (del 20/07/2008 @ 11:02:04, in Salute, letto 815 volte)

Radiografia del cranio Chi è affetto dal Morbo di Parkinson sa che presenterà sintomi come spasmi alle gambe, difficoltà a mantenere l'equilibrio e a camminare. Ma, in alcuni casi documentati, qualcosa cambia quando si ascolta musica: le gambe si muovono più facilmente, migliora l'equilibrio, si riesce anche a ballare.

La musica terapia è praticata da decenni come adiuvante nel trattamento del Parkinson, dell'Alzheimer, ma anche nell'ansia e nella depressione. Ciò che c'è di nuovo è la possibilità di documentare, grazie ai progressi nelle neuroscienze e nella scansione del cervello, cosa accade nel cervello di pazienti che ascoltano musica o suonano uno strumento musicale.

 "Solo negli ultimi due anni si è capito che la musica terapia può aiutare a recuperare la perdita del linguaggio in pazienti con afasia conseguente a ictus cerebrale" afferma Oliver Sacks, il noto neurologo e professore della Columbia University. Oltre al miglioramento dei movimenti e del linguaggio, continua Sacks, la musica fa scattare il rilascio di sostanze che modificano l'umore, riscoprono emozioni e ricordi perduti.
I neurologi sono convinti che i pazienti affetti da Morbo di Parkinson o da ictus ottengono dei vantaggi con la musica terapia perchè il cervello umano è naturalmente predisposto a ripondere agli stimoli derivati da una musica altamente ritmata.
Si pensa, è sempre Sacks a dirlo, che nei parkinsoniani con bradicinesia (i tipici movimenti lenti) che la musica attivi le reti di neuroni che traducono in movimento la cadenza musicale. Chi non riesce a cominciare il movimento, tipico sintomo del Parkinson, con la musica immediatamente inizia la deambulazione, chi ha problemi di equilibrio riesce a coordinare i propri passi sincronizzandoli con il ritmo della musica.

I migliori risultati si ottengono facendo ascoltare e suonare ritmi afro-cubani riprodotti esclusivamente attraverso strumenti a percussione, come tamburi o congas. Ovviamente, l'effetto della terapia non è definitivo: già dopo due mesi dall'interruzione della musica terapia i benefici scompaiono. Per fortuna ci sono i lettori mp3 che permettono di curarsi anche per strada.

 

Liberamente tradotto da "U.S. News"
Autore Matthew Shulman

 
di Giuseppe Sisinni (del 13/07/2008 @ 14:13:44, in Salute, letto 481 volte)
I medici spesso ci avvisano di tenere sotto controllo i livelli del colesterolo in modo da ridurre i rischi di infarto del miocardio e altre malattie cardiovascolari. Sappiamo anche che il cosiddetto colesterolo buono offre una certa protezione su questi rischi. Ma un recente studio scientifico afferma che alti livelli di colesterolo buono aiutano a prevenire il declino della memoria.

Alcuni ricercatori hanno scoperto che persone con alti livelli di HDL (High Density Lipoprotein) ottengono migliori risultati nei test di memoria rispetto a quanti hanno livelli più bassi di HDL.

La ricerca, ad opera di Arhana Singh - Manoux e pubblicata su American Heart Association Journal, è stata condotta su 3600 volontari britannici; a questi sono state assegnate liste di 20 parole che dovevano essere riscritte nell'arco di due minuti. I risultati dei test hanno mostrato che non solo chi aveva un livello di HDL superiore riusciva a ricordare meglio, ma anche che al calare del livello di HDL anche i risultati mnemonici venivano meno

Liberamente tradotto da "International Herald Tribune"
Autore Eric Nagourney
 
Pagine: 1


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